https://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/issue/feedArchivi delle emozioni2026-07-28T18:30:17+00:00Sotera Fornarosoterafornaro@gmail.comOpen Journal Systems<p>Archivi delle Emozioni (AdE) è una rivista interdisciplinare che raccoglie studi sulle componenti emotive nelle letterature, nelle arti e nella cultura materiale, dall’antichità ai giorni nostri (<strong>classificata come rivista scientifica dall'ANVUR per l'area 10</strong>). </p> <p>Comprende le sezioni: Editoriale e Saggi. </p>https://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/200Corpi, cose e le loro emozioni. Nota editoriale2026-07-28T18:28:00+00:00Sotera Fornaromaria.fornaro@unicamoania.it<p>Coniugando interpretazione testuale, riflessione teorica e pratica artistica, questo fascicolo esplora i mondi interdipendenti dei corpi, delle cose, delle emozioni descritte e vissute. Dalle vittime euripidee della violenza divina al cinema contemporaneo, dagli oggetti affettivi alla pratica artistica e performativa, i saggi indagano il modo in cui le emozioni si incarnano e le cose conservano, modellano e trasmettono l'esperienza biografica, imponendo una idea non lineare del tempo. Il volume inaugura inoltre una nuova sezione, <em data-start="556" data-end="570">Blüthenstaub</em> (<em data-start="572" data-end="581">Polline</em>), il cui titolo si ispira all'omonima raccolta di frammenti di Novalis, dedicata a brevi note, riflessioni, letture e pratiche artistiche concepite come semi di future ricerche e di nuove esplorazioni.</p>2026-07-01T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozionihttps://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/175The Emotions of the Victims of Divine Rape in Euripides’ Plays2026-07-28T18:27:29+00:00Vasiliki Kousoulinivasiakous@yahoo.gr<p>Although in ancient Greece there is no explicit term for what we might call rape, the non-appearance of a lexeme does not automatically imply the absence of a conceptual/semantic distinction such an action would have marked. Virgins and gods or demigods often meet and mingle in ancient Greek literature. Nonetheless, these encounters between young women and divine creatures are rarely consensual; the use of force is sometimes an essential part of the story. Modern scholars have long attempted to describe stories of encounters between gods and young women and have coined various terms to do so, such as “heroic rapes”, “heroic abductions”, “the girl’s tragedy”, ''divine rapes'', or simply “seductions''. In Euripides’ extant tragedies and fragments, we encounter eight victims of divine rape: Creusa, Danaë, Antiope, Alope, Auge, Melanippe, Alcmene, and Pasiphaë. The starting point and central focus are the birth, exposure, and rescue of the newborn, his arrival at the threshold of maturity, and his reunion with his biological parents. In ancient Greek literature, narratives of divine rape have often been sanitised, and the victim’s subjective experience and emotional trauma have been obscured or devalued. Euripides, however, depicts sexual violence from the perspective of the female victim, thereby creating a female discourse about rape. However, there has been a strong focus on the depictions of divine rape in Greek tragedy in the past; little or no attention has been paid to the expression of the emotions of the women-victims. This paper aims to examine the emotions of some of the victims of divine rape in Euripides' tragedies.</p> <p> </p> <p> </p> <p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>2026-07-01T10:10:23+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozionihttps://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/194Biting Back. Embodiment and Affective Imagery in Horace's Epodes2026-07-28T18:28:41+00:00Lukas Spielhoferlukas.spielhofer@skph.uni-heidelberg.de<p>Il presente contributo esplora il modo in cui gli <em>Epodi</em> di Orazio utilizzano immagini legate al corpo per illustrare gli stati emotivi dei loro protagonisti. Sebbene il corpo umano dell’avversario sia spesso oggetto di invettive nella tradizione giambica, questo studio dimostra che le immagini di agli aspetti corporali che ricorrono nella collezione oraziana coinvolgono implicitamente anche le emozioni di chi parla. Un’analisi di alcuni casi (<em>Epodi</em> 5, 6 e 17) sottolinea il ruolo delle metafore corporali nel raffigurare il topos della rabbia giambica, rendendo immediatamente palpabili per i lettori la rabbia interiore, il senso di trionfo, la disperazione e la paura dei personaggi. Allo stesso tempo, si sostiene che queste immagini mettono in rilievo la posizione di inferiorità in cui si trovano i personaggi che insultano: essi possono ricorrere soltanto alle parole piuttosto che alle azioni per ferire i loro avversari.</p> <p> </p>2026-07-01T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozionihttps://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/191Le emozioni dei Räuber. Il rapporto anima-corpo nelle prime opere di Schiller2026-07-28T18:29:09+00:00Carla Caputocarla.caputo@unicampania.it<p>L’articolo analizza la rappresentazione delle emozioni in <em>Die Räuber</em> di Friedrich Schiller alla luce delle teorie sull’interazione psicofisica elaborate nelle dissertazioni giovanili <em>Philosophie der Physiologie</em> (1779) e <em>Versuch über den Zusammenhang der tierischen Natur des Menschen mit seiner geistigen</em> (1780). Muovendo dagli studi di Wolfgang Riedel, il contributo sostiene che tali scritti contengano i presupposti di un’antropologia dell’“uomo intero”, destinata a orientare l’intera riflessione filosofico-estetica schilleriana. Dopo aver ricostruito il contesto storico-teorico entro cui Schiller matura una concezione olistica dell’essere umano, il saggio si concentra dapprima sui principali nodi concettuali delle due dissertazioni e successivamente sulla loro rielaborazione drammatica in <em>Die Räuber</em>. L’ipotesi che guida l’indagine è che le emozioni che agitano Franz e Karl Moor funzionino nel dramma come dispositivi dimostrativi: intese come forze capaci di agire simultaneamente sul corpo e sulla coscienza, esse rendono visibili gli esiti della radicalizzazione unilaterale della razionalità e della sensibilità, mostrando la necessaria e intima cooperazione tra dimensione fisica e dimensione spirituale dell’umano.</p>2026-07-01T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozionihttps://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/187Oggetti come nodi di una geografia affettiva. Arte ed etnografia in Storia di Lina2026-07-28T18:29:33+00:00Maria Grazia Carrieromariagraziacarriero@yahoo.it<p style="font-weight: 400;">Il saggio indaga l’agentività degli oggetti come mediatori di memoria e trauma, assumendo come caso di studio la ricerca transdisciplinare <em>Storia di Lina</em>. Inquadrato teoricamente nella Thing Theory, il lavoro propone un processo inversorispetto alla consueta biografia delle cose: la costruzione di una biografia umana attraverso una costellazione di oggettiintesi come dispositivi narrativi. La metodologia della mappatura affettiva si esprime in cinquantotto <em>Tavole sugli oggetti</em>che, tramite una tecnica di inversione digitale in dialogo formale con le rayografie di Man Ray, trasformano la cultura materiale in una soglia percettiva. L’integrazione tra sguardo etnografico e pratica artistica rivela come la materia, messa a confronto con le poetiche di Beuys, Salcedo, Boltanski, Bourgeois e Cornell, diventi il perno centrale dei processi di costruzione identitaria e narrazione dell'esperienza migratoria.</p> <p style="font-weight: 400;">Keywords: Geografia affettiva; Thing Theory; Topofilia; Memoria e trauma; Etnografia visiva; Pratiche artistiche contemporanee.</p>2026-07-01T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozionihttps://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/201Il partito (vinto) delle emozioni. Considerazioni a partire da un cortometraggio2026-07-28T18:29:54+00:00Marina Spreaficomarinaspreafico9@gmail.com<p>Questo saggio riflette sul rapporto tra emozioni, creazione artistica e fruizione estetica a partire dall'esperienza della realizzazione del cortometraggio <em>Il partito (perso) delle cose</em> (2026), creato in collaborazione con Sergio Armaroli. Muovendo da un confronto tra teatro e cinema, l'autrice sostiene che il teatro coinvolga gli spettatori principalmente attraverso uno spazio emotivo condiviso, mentre il cinema instaura con il proprio pubblico una relazione più individuale. Richiamandosi alla pedagogia teatrale e alla pratica della performance, il saggio interpreta le emozioni come movimenti incarnati che modellano tanto lo spazio fisico quanto quello simbolico. Particolare attenzione è dedicata al ruolo del gesto, della corporeità e della presenza collettiva nella comunicazione del significato e dell'esperienza emotiva. Il processo creativo alla base del film viene ricostruito come un percorso guidato da forze affettive — amicizia, fiducia, memoria, desiderio, incertezza e ispirazione — che precedono la forma narrativa e ne rendono possibile la nascita. Il film emerge così come una costellazione di figure emotive, oggetti d'affezione e presenze simboliche, mostrando come le emozioni organizzino l'esperienza e il racconto al di là della sola logica degli eventi. Il saggio riflette inoltre sull'ispirazione artistica come processo attraverso il quale immagini e impulsi si impadroniscono progressivamente dell'artista, cercando una forma di espressione. In conclusione, sostiene che le emozioni siano contagiose, relazionali e costitutive tanto della creazione quanto della ricezione artistica, poiché modellano le connessioni invisibili tra corpi, spazi, oggetti e narrazioni.</p>2026-07-01T11:05:20+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozionihttps://www.archivi-emozioni.it/index.php/rivista/article/view/185“Sono venuta al mondo dal vuoto”. Nichilismo tragico e creazione panteista in Primavera di Damiano Michieletto2026-07-28T18:30:17+00:00Massimo Fusillomassimo.fusillo@sns.it<p>Il contributo affronta il film di esordio Primavera di Damiano Michieletto, geniale e innovativo regista<br>d’opera, che ha tratto da Stabat Mater di Tiziano Scarpa un film ambientato nella Venezia del Settecento, in cui attraverso la figura di Vivaldi e di un’orfana virtuosa violinista si esprime una complessa poetica e<br>una visione nichilista, prodotta dal dialogo spettralizzato con la madre.</p>2026-07-01T00:00:00+00:00Copyright (c) 2026 Archivi delle emozioni